Disequilibrio e benessere

Disequilibrio e benessere

 

“Le menti mediocri

condannano abitualmente

tutto ciò che è oltre la loro portata”

(M. Foucault)

 “La società disciplinare

crea individui docili e conformi

attraverso il controllo e la normalizzazione”

(M. Foucault)

 “E solo coloro che sono lontani dal potere,
che non sono in nulla legati alla tirannia, rinchiusi nel tepore della loro camera
delle loro meditazioni,
questi soltanto possono scoprire la verità”

(M. Foucault)

L’aspetto utopico di queste idee mostra la potenzialità di una determinata idea o progetto nel suo essere non ancora concretamente realtà, come inizio di ogni divenire, di ogni nascere, di ogni movimento e cambiamento.

Questi nuovi cittadini e la loro pretesa di riconoscimento sociale mettono in atto la collisione di confini sociali fissi, dando vita a forme diverse di appartenenza che superano non solo i confini fisici, ma anche e soprattutto quelli mentali.

Pertanto la dimensione utopica del pensiero mira anche al raggiungimento dell’unità psico-fisica dell’uomo all’interno del discorso della modernità, scoprendo in questo modo la prospettiva del soggetto che agisce e scopre il mondo attraverso il proprio corpo e i propri sensi.

L’uomo deve abitare il mondo nella dimensione spazio-temporale dell’esperienza percettiva. Grazie al proprio corpo egli acquista una familiarità costitutiva tra il tempo e lo spazio, una possibilità di conoscere gli altri, un luogo di iniziativa e trascendimento.

Si tratta di una posizione organicista, la quale presume che l’organismo possieda dei requisiti e delle peculiarità che derivano dall’integrazione, e non solo dall’aggregazione delle singole componenti. In altre parole, nella sua interezza va visto come qualche cosa di diverso e di più della somma delle parti.

L’ordine naturale viene così a somigliare a un organismo complesso, simile al corpo umano, all’interno del quale ogni elemento può essere compreso solo in quanto partecipe e dipendente dal tutto. È l’idea dell’esistenza di un equilibrio generale della natura che trascende il gioco delle singole forze, senza tirare in ballo entità superiori. La visione totalizzante della natura porta a pensare che ogni singola manifestazione di vita sulla Terra sia legata da una misteriosa “armonia globale”.

Ci si propone di rintracciare l’unità nella diversità e l’armonia tra cose dissimili (Humboldt), mentre Darwin parte dall’unità per spiegare la diversità.

Questo implica che la struttura di fondo dei comportamenti umani sia determinata non solo e non tanto dalla natura esterna, ma da quella interna.

«Lo studio accurato e misurato di fenomeni reali diffusi ma interconnessi al fine di trovare una legge definita e una causa dinamica» (Humboldt)

Tutto è azione reciproca

Quanto più si accresce il dominio delle scienze, maggiore è l’allettamento a penetrare col pensiero nella connessione causale degli eventi.

Gli eventi di natura provengono dal conflitto di molteplici cause operanti sotto ignote condizioni, e sembrano casi fortuiti, come tutto ciò di cui non possiamo indicar passo passo la derivazione.

Tutto ciò sembra confinato ad un mondo indagine esclusiva degli scienziati. Non è così! Ogni giorno noi veniamo a contatto e a contrasto con continui disequilibri che minano il nostro benessere.

Tutti noi dobbiamo diventare solerti osservatori delle nostre vicissitudini a partire dall’osservazione del nostro corpo, fino a risalire alla comprensione delle cause che operano dentro di noi.

Diamoci il tempo per capire e ricordare chi siamo e dove vogliamo andare.